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Interview mit Armin Helfer über seinen Spenglercup-Einsatz

...a cura di Matteo Floccari / "Lega Italiana Hockey Ghiaccio"

Foto: Armin Helfer e Salmonsson (Swe) festeggiano un gol contro il Mannheim

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Il 31 dicembre poco prima di mezzogiorno 6746 persone affollavano la Vaillant Arena di Davos. Da li a pochi minuti sarebbe iniziata la finale della Spengler Cup 2009, tra i padroni di casa dell'Hc Davos e i bielorussi della Dinamo Minsk, al primo invito al grande ballo dell'hockey europeo. E con la maglia gialloblù numero 90 è sceso sul ghiaccio anche Armin Helfer, terzino brunicese invitato dal Davos e buon protagonista in tutti i match per la squadra di Del Curto. Il match purtroppo è andato male per gli svizzeri, sconfitti 3 a 1 dagli ex-sovietici, ma resta un'esperienza straordinaria quella vissuta dal 29enne alto atesino.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Armin per farci raccontare cosa sia rimasto impregnato nella sua mente dopo una fantastica settimana passata nei Grigioni, convinti che una competizione del genere lasci molto più il segno a livello mentale che tecnico.

LIHG: Ciao Armin, grazie della disponibilità. Se qualcuno ad inizio stagione ti avesse detto che tu il 31 dicembre avresti giocato la finale della Spengler Cup 2009 lo avresti preso per pazzo?

Armin Helfer: Certo che si! No, a parte gli scherzi è stato un sogno disputare quel torneo. Ringrazio la dirigenza dell'HC Davos per avere pensato a me dopo i rifiuti di qualche altro giocatore, ma ringrazio ancora di più il direttivo dell'HC Pusteria per avermi permesso di andare in Svizzera nonostante i tanti impegni di Campionato della squadra di Brunico.

LIHG: Com'è l'atmosfera nella città di Davos in quella settimana? Cosa si prova a vivere una competizione del genere giocando con i colori della squadra di casa?

AH: E' stato semplicemente fantastico stare a Davos in quei giorni. Durante la Coppa Spengler la città vive una vera e propria festa dell'hockey. In giro per la città si vedono solo persone con le sciarpe delle varie squadre, tutti parlano solo di hockey, ogni negozio, ogni bar, ogni attività è tappezzata di manifesti della competizione. Bastava guardare il grande pubblico che c'era ad ogni partita, anche quelle senza il Davos si giocavano in un'Arena strapiena. Ammetto che quando sono stato in giro per la città con la mia ragazza i tifosi non mi hanno riconosciuto, ma durante le partite ci hanno sostenuto magnificamente.

LIHG: Parliamo della tua esperienza. Prima partita della manifestazione, sabato 26 contro il Minsk, subito in campo il tuo Davos. Com'è stato il "battesimo del fuoco"? Cos'avevi dentro? Emozione o voglia di spaccare il mondo?

AH: Bè all'inizio, quando sono sceso per il ghiaccio sul riscaldamento e nelle fasi prima della partita ammetto di essere stato molto nervoso, era la mia prima volta in una situazione del genere e credo che sia normale per un giocatore non abituato a certi palcoscenici il fatto di essere un po' in soggezione. Poi però con il primo ingaggio è passato tutto e sono riuscito a pensare solo all'hockey e alla mia partita. Avevo in testa di attenermi agli ordini di Del Curto e sbagliare il meno possibile, dando cambi rapidi e giocando al 110 %. Abbiamo poi vinto quel match per 3 a 2, dunque siamo partiti subito con il piede giusto.

LIHG: Successivamente ci sono state le partite con i cechi del Karlovy Vary (vinta per 5 a 3) e con il Team Canada (persa 6 a 2). Due modi diversi di fare hockey, ma sempre tantissimi giocatori fortissimi nei due roster. Cosa si prova a giocare contro squadre di questo livello?

AH: E' stato indimenticabile giocare contro di loro. In quelle due squadre c'erano giocatori fortissimi che prima di allora avevo solo visto in tv, pensare che davanti a me avevo i giocatori che vedo nel Campionato Svizzero fare grandi cose mi ha caricato moltissimo!

LIHG: L'ultima partita del girone l'avete disputata con il Mannheim, vincendo per 3 a 1 e guadagnandovi il pass per la finale. Qual è stata secondo te la tua miglior partita nel girone?

AH: Proprio quella con il Mannheim, dove credo di aver giocato il miglior hockey della mia Spengler Cup. Forse sul gol dei tedeschi c'è un po' di complicità da parte mia, ma credo che per il resto la mia prova sia stata soddisfacente. In quella partita Arno Del Curto mi ha anche inserito in prima linea, ma onestamente questa cosa mi è indifferente, non ci ho fatto troppo caso.

LIHG: A proposito di Arno Del Curto, parlaci di lui. È davvero un mago come si dice? Come ha fatto secondo te a vincere 4 campionati svizzeri e a diventare miglior allenatore europeo secondo l'IIHF nel 2009?

AH: Arno è una persona speciale, un uomo vero, che dice le cose in faccia a chiunque e senza timore. I complimenti che mi ha fatto tramite le colonne dei giornali me li ha anche fatti di persona, e questo mi rende molto orgoglioso della mia prova nelle file del Davos. È alla guida dei gialloblù dal lontano 1996, ha dimostrato di saper ottenere grandi risultati, quindi tutti si fidano di lui e lo rispettano. Per lui l'ultimo problema al mondo è andare a dire ad uno straniero, magari il più pagato della squadra, che deve andare a giocare con la quarta linea perché le sue prestazioni non lo soddisfano. E nessuno mette in discussione la sua parola e il suo pensiero, ecco forse è questo il segreto di Del Curto, oltre ad una grandissima conoscenza del mondo dell'hockey.

LIHG: Ed eccoci alla finale, dove sei stato schierato con gli altri "esterni" Duca, Joggi, Clarke. Purtroppo per te la Dinamo Minsk a vinto, ma immagino che da parte tua non ci siano troppi rimpianti, vero?

AH: Bè sicuramente sarebbe stata la ciliegina su una fantastica torta l'eventuale vittoria in finale contro i bielorussi. È andata male, ma abbiamo perso contro una squadra decisamente fortissima; ammiro molto Ville Peltonen, il capitano dei bianco blu. Peccato, ma già arrivare fino a li è stata un'esperienza fantastica, chissà se un giorno ci ritornerò.

LIHG: Te lo auguriamo, adesso hai una difesa del Pusteria da guidare in Campionato.

AH: Certo, adesso la mia testa pensa al 100 % alla squadra giallo nera!

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